Emergenza Coronavirus – come applicare correttamente lo ‘Smart Working’

Le aziende che, per motivi precauzionali legati al diffondersi del virus COVID-19 (c.d. Coronavirus), intendono far lavorare da remoto i lavoratori dipendenti, possono ricorrere allo ‘Smart Working’.

Il DPCM del 25 febbraio 2020 ha introdotto, infatti, alcune semplificazioni volte a favorire l’utilizzo di questo strumento durante l’emergenza sanitaria.

Lo Smart Working è stato introdotto in Italia con la legge 81/2017. Viene definito come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, in cui l’attività lavorativa viene eseguita, in tutto o in parte, all’esterno dei locali aziendali, senza vincoli di orario o di luogo di lavoro, entro i soli limiti di durata massima dell’orario giornaliero e settimanale.

L’intento del legislatore era quello di aumentare la produttività delle imprese aiutando allo stesso tempo i lavoratori a conciliare i tempi di vita e lavoro.

Con la situazione attuale, tuttavia, lo Smart Working è diventato una soluzione in tutti quei casi in cui non è possibile o non è prudente far entrare certi lavoratori negli stabilimenti aziendali, salvaguardando però la loro prestazione lavorativa.

Fulcro dello Smart Working era, prima dell’emergenza, l’accordo scritto tra azienda e lavoratore, in cui venivano regolate le modalità di esecuzione a distanza del lavoro (poteri di controllo e disciplinare del datore, individuazione dei tempi di riposo, diritto alla disconnessione etc..).

Tale accordo doveva poi obbligatoriamente essere depositato telematicamente tramite il portale del Ministero del Lavoro (https://servizi.lavoro.gov.it/smartworking/).

Ebbene fino al 15 marzo 2020 (salvo proroghe) sarà possibile ricorrere allo Smart Working senza formalizzare per iscritto l’accordo con il lavoratore.

Questa agevolazione è, in ogni caso, riservata ai datori di lavoro aventi sede legale o operativa in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria e per i lavoratori ivi domiciliati che svolgono attività lavorativa fuori da questi territori.

Per applicare correttamente un rapporto di smart working, tuttavia, sarà comunque necessario:

  1. Depositare telematicamente, anche tramite un Consulente del Lavoro abilitato, un’autocertificazione che attesti che il rapporto di Smart Working si riferisce ad un lavoratore appartenente ad una delle aree localizzate come a rischio contagio. Lo Studio è a disposizione per predisporre ed inviare telematicamente l’autocertificazione. Il Decreto non specifica se l’invio debba essere preventivo rispetto all’inizio della prestazione da remoto. Si consiglia comunque di predisporla ed inviarla il prima possibile.
  2. Inviare ai lavoratori, anche tramite mail o strumenti informatici, un’informativa in materia di sicurezza che specifichi i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro. Tale informativa è stata predisposta dall’INAIL e può essere scaricata al seguente link: https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/avvisi-e-scadenze/avviso-coronavirus-informativa.html

Si ricorda che le semplificazioni descritte nel presente articolo sono applicabili soltanto fino al 15 marzo 2020. Se non interverranno proroghe sarà necessario fare riferimento alla disciplina orindaria.

 

Aggiornamento del 03/03/2020: in seguito all’approvazione del DPCM del 01/03/2020 le semplificazioni descritte nel presente articolo possono essere applicate in tutto il territorio nazionale e per tutta la durata dello Stato di emergenza (al momento fino al 31/07/2020).

 

Lorenzo Tomaini