I diritti dei neo – papà lavoratori dipendenti

L’ordinamento italiano garantisce una serie di diritti e di tutele ai lavoratori padri, per permettere la vicinanza ai figli nati da poco e per incentivare l’equilibrio tra vita lavorativa e vita personale.

Non sempre i lavoratori e le aziende sono a conoscenza di questi diritti. Tuttavia è importante esserne a conoscenza in quanto l’ordinamento italiano è particolarmente sensibile al tema della genitorialità, come dimostra il recente aumento, dal 2018, dei giorni spettanti a titolo di ‘congedo papà’.

In particolare, al neo – papà spettano una serie di congedi obbligatori o facoltativi. I principali sono:

  1. Congedo Papà: consiste nell’ obbligo, per il lavoratore padre, di fruire di quattro giorni di assenza retribuita entro cinque mesi dalla nascita del figlio (anche in via non continuativa).Per richiedere il Congedo Papà il lavoratore deve presentare domanda scritta al datore di lavoro con un preavviso di almeno 15 giorni.

    L’indennità per i giorni di congedo sarà pari al 100% della retribuzione globale, oltre al versamento dei contributi figurativi, ed è interamente a carico dell’INPS.

    L’indennità è anticipata dal datore di lavoro e successivamente conguagliata.

    Non è necessario presentare alcun tipo di domanda all’INPS. I datori di lavoro comunicheranno le giornate di congedo fruite attraverso il flusso UNIEMENS.

    Nonostante l’obbligatorietà dell’astensione, non sono previste sanzioni (nè per il lavoratore e nè per l’azienda) per il mancato utilizzo del congedo (al contrario di quanto avviene per il congedo obbligatorio di maternità).

  2. Congedo Papà Facoltativo: oltre ai quattro giorni obbligatori, il lavoratore ha diritto ad un ulteriore giorno di astensione retribuita nei primi cinque mesi di vita del figlio.A differenza del congedo obbligatorio, tuttavia, il congedo facoltativo è alternativo rispetto al congedo obbligatorio della lavoratrice madre.

    Sostanzialmente il giorno facoltativo verrà defalcato dai giorni di congedo obbligatorio spettanti alla lavoratrice madre.

    Le modalità di fruizione e l’ammontare dell’Indennità INPS sono le stesse del congedo obbligatorio.

  3. Congedo di paternità: in particolari situazioni (morte della madre, grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo al padre) il lavoratore padre ha diritto ad astenersi per tutta la durata del congedo obbligatorio di maternità che sarebbe spettato alla madre.Il lavoratore dorvrà presentare al datore di lavoro apposita documentazione che attesti il verificarsi delle condizioni previste.

    Al lavoratore spetterà, pertanto, il diritto all’astensione dal lavoro e la percezione dell’Indennità di Maternità Obbligatoria, secondo le stesse modalità previste per le lavoratrici madri.

  4. Congedo Parentale (c.d. ‘Maternità Facoltativa’ o ‘Paternità Facoltativa’): diritto riconosciuto, alternativamente, sia al lavoratore padre e sia alla lavoratrice madre. Ha una durata complessiva di 10 mesi (11 in alcuni casi) ed è ripartito tra i due genitori.Ciascun genitore può richiedere al massimo 6 mesi di congedo (in tal caso, all’altro genitore ne resteranno 4).

    I mesi di congedo parentale possono essere goduti anche in modalità frazionata (dal 2015 anche ad ore).

    Si può richiedere il congedo parentale entro il 12° anno di vita del bambino. Tuttavia occorre tenere presente che:

    – le giornate richieste fino al 6° anno di vita del bambino sono indennizzate dall’INPS nella misura del 30% della retribuzione

    – le giornate richieste tra il 6° e l’8° anno di vita del bambino sono indennizzate dall’INPS nella misura del 30% della retribuzione solo se il reddito del genitore è inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione ( € 507,51 per il 2018).

    – le giornate richieste tra l’8° e il 12° anno di vita del bambino non sono indennizzate e quindi il congedo non è retribuito.

    Ricordiamo che possono essere indennizzati, al massimo, sei mesi complessivi tra i genitori.

Infine, ricordiamo che una particolare tutela, in genere associata alle sole lavoratrici madri, spetta anche in caso di dimissioni del lavoratore durante i primi tre anni di vita del figlio.

In tal caso, per evitare il fenomeno delle c.d. ‘Dimissioni in Bianco’, è prevista una particolare procedura, a dimostrazione dell’effettiva volontà del lavoratore di dimettersi dal posto di lavoro.

Egli, infatti, sarà tenuto a convalidare le proprie dimissioni presso il servizio ispettivo del Ministero del Lavoro competente per territorio, a pena di inefficacia delle dimissioni stesse.